In collaborazione con il
Centro di Documentazione
per la Storia della Valpolicella
 
La storia
Preistoria. Collocata a metà strada fra Pianura Padana e Alpi e in contatto col fiume Adige, un tempo la più importante via di comunicazione fra Italia ed Europa Centrale, la Valpolicella ha conservato testimonianze antichissime della presenza dell’uomo: la Grotta di Fumane (fino a qualche anno fa nota come Riparo Solinas) è stata abitata dall’uomo di Neanderthal per circa 70.000 anni, fino all’arrivo dell’uomo moderno (circa 30 mila anni fa).
Più tardi gli abitati si diffondono sulle colline e vivono un periodo di splendore legato alla produzione e al commercio della selce, tanto che nell’età del Bronzo si formano su molte alture veri e propri villaggi fortificati, i castellieri.
Nell’età del Ferro gli abitati si estendono (almeno una trentina di casette sono state scavate poco sopra Sant’Anna d’Alfaedo: in una era rimasto un grosso deposito di grano, mezzo bruciacchiato da un incendio), si moltiplicano, occupando anche la zona pedemontana. Molto esteso ed importante doveva essere l’abitato sulle colline di Castelrotto, dove sono venute alla luce numerose casette retiche, dei monolocali parzialmente interrati e coperti di pietre a lastre, trascinate fin qui dalla non vicinissima, per l’epoca, valle di Fumane.
In una casetta sono state trovate tracce della presenza di un vasaio, in un’altra frammenti di ceramica greca, in un’altra dei vinaccioli di vite coltivata: siamo nel V-IV secolo a. C.

Età romana. Con la dominazione romana (che a Verona inizia a metà del II secolo a. C.) la Valpolicella, abitata da una popolazione forse di origine etrusca, gli Arusnati (link) conserva la propria organizzazione civile e religiosa, mentre comincia a svilupparsi la coltivazione della vite e la lavorazione della pietra.
La vitalità economica della zona in quest’epoca è testimoniata dalle molte tracce di edifici religiosi di accurata fattura diffusi in tutto il territorio. Ma anche le non poche iscrizioni ci forniscono indizi importanti: in una, rinvenuta a Passau in Baviera (Germania), si cita un Tenazio, commerciante di vino, forse proveniente dalla Valpolicella, dove tale nome è piuttosto comune.
Molto importanti i ritrovamenti di due ville romane: una, scavata nei dintorni di Negrar negli Anni Venti, ha restituito un grande salone con un bel pavimento a mosaico, in parte strappato e conservato nel Museo Archeologico di Verona. La seconda è venuta alla luce recentemente, nelle vicinanze di San Pietro, in prossimità di una zona chiamata Ruine: nonostante la distruzione operata dalle macchine agricole, è stato possibile riconoscere una complesso rurale molto ampio e articolato, con spazi lastricati, vasche e con un locale riscaldato, forse per l’essiccazione dell’uva.

Il Medioevo. Le invasioni barbariche hanno senz’altro provocato o aggravato la decadenza di questi grandi complessi, ma la vita economica dovette continuare se, al tempo di Teodorico, il suo funzionario Cassiodoro poteva parlare di vino retico con competenza e passione.
È quasi certo comunque che, dopo una fase di abbandono, la valle tornò ad essere intensamente abitata: all’inizio dell’ottavo secolo, stando all’iscrizione del ciborio della chiesa di San Giorgio, abbiamo una società ben organizzata, con i rappresentanti politici, con i responsabili religiosi e con un maestro scalpellino, Orso, con allievi; una riprova indubbia che l’attività di estrazione e lavorazione della pietra e del marmo non ha mai visto interruzioni in quella zona.
Verso la fine del primo millennio abbiamo le prime segnalazioni della presenza di castelli, di signorie rurali, di grandi proprietà in mano a monasteri ed istituti religiosi di Verona.
Qualche secolo più tardi un elenco di ville (intese come piccole comunità del contado), compilato nel 1184, all’indomani della Pace di Costanza, cita una trentina di località, quasi tutti i paesi oggi esistenti, a segnare
 
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