Ville
il giardinodi pojega a villa rizzardi di negrar
villa della torre di fumane
villa sartori
villa santa sofia
villa serego-alighieri
villa pule
villa noris o
villa bellini carnesali
villa mosconi a nòvare di arbizzano
villa cesari brigaldara
villa giona
villa fumanelli squarano
villa bertoldi
villa lorenzi canzago marano
Le Ville
Certamente non meno di ottanta sono in Valpolicella le ville architettonicamente pregevo-li, alcune delle quali famose oltre i confini del Ve-ronese. Molti furono infatti i patrizi, ma anche i ricchi borghesi, ad aspirare, nel corso degli ultimi cinquecento anni, al possesso, con il palazzo di città, di una villa in Valpolicella, destinata al con-trollo delle aziende agricole nelle quali avevano investito almeno parte delle loro ricchezze. Sicché dai tempi di un Umanesimo, ancor saturo di sapo-ri gotici, ai nostri giorni, attraverso tutte le vicen-de culturali intermedie - sempre nella gaia cornice di opulente colture o di un giardino all’italiana - si continuò in questa terra a costruire, con la tipica foga dei possidenti.
Nate dunque quasi tutte durante la lunga dominazione veneziana sulla Terraferma – queste ville, assieme ad altrettante e più corti ad esse col-legate, punteggiano il paesaggio locale, collocate, come sono anche in Valpolicella, su vaste proprietà fondiarie che patrizi di antica data - o divenuti tali, con le ricchezze accumulate nell’esercizio di importanti attività commerciali - andavano, con forse più dotati borghesi, acqui-stando qua e là in tutto questo territorio, per la circostanza meglio bonificato con lungimiranti operazioni agrarie.
E’ soprattutto dunque nel periodo della do-minazione veneziana (1405-1798) che la Valpoli-cella si arricchisce di signorili dimore per il sog-giorno e la villeggiatura di proprietari terrieri, in buona parte appartenenti alla nobiltà veronese.
Vediamo di farne almeno un elenco, Comu-ne per Comune.
San Pietro Incariano: Villa Verità a Pala-don , Casa Fornaser a Bure Alto, villa Castellani di Bure, villa Acquistapace o Dettoni, villa al Drago, villa Buri, villa Cesari a Brigaldara, villa Bellini Carnesali a Castelrotto, villa Monga già Saibante, villa Monga de Pullè, villa Betteloni a Castelrotto, villa Santa Sofia a Pedemonte, villa Amistà a Corrubio, villa Giona a Cengia, villa Fumanelli a Squarano, villa Danese al Quar, villa De Besi a Pedemonte, villa Lebrecht a San Flo-riano.
Parona: villa detta il Monastero e villa San Dionigi.
Dolcè: villa Guerrieri e villa del Bene a Vo-largne.
Fumane: villa Ravignani, villa Della Torre e villa Selle.
Marano: villa Lorenzi a Canzago, villa già Porta a Canzago, villa Campagnola a Valgatara, villa Silvestri a Villa, villa Guantieri a Fasanara.
Negrar: villa Sorte, villa Albertini ad Ar-bizzano, villa Bertoldi, villa Fedrigoni ad Arbiz-zano, villa Messedaglia ad Arbizzano, villa Sere-go Alighieri già Verità ad Arbizzano, villa Zam-boni ad Arbizzano, villa Mosconi-Bertani a Nova-re, villa Rizzardi a Poiega.
Pescantina: villa Da Sacco ad Arcè, villa ex Morando a Colombine, villa Quaranta a Ospeda-letto, villa Fagiuoli a Settimo, villa Sparavieri a Settimo, villa La Mirandola a Settimo.
Sant’Ambrogio: villa Bassani, villa Serego-Alighieri a Gargagnago e villa Nichesola a Pon-ton.
Occorrerebbe a questo punto aggiungere qualche dato storico su ciascuna di esse. Sarà me-glio invece dire qualcosa di alcune soltanto: delle più importanti, ma anche delle più attrezzate ad essere visitate, sempre ovviamente con una presa di contatto con i rispettivi proprietari che le apro-no al pubblico con la dovuta discrezione e a grup-pi ristretti e qualificati visitatori. Si tratta di villa Serego-Alighieri di Gargagnago, di villa Giona-Fagiuoli di Cengia di Negarine, di villa Della Tor-re-Cazzola di Fumane di villa Del Bene di Volar-gne (di proprietà dello Stato), di villa Rizzardi a Poiega di Negrar (famosa esclusivamente per il suo giardino), di villa Mosconi-Bertani a Novare di Arbizzano. E su ciascuna di esse soltanto si spenderà qualche parola.
Delimitata da un’importante cinta che ne definisce i contorni, villa Serego-Alighieri di Gargagnago si adagia dietro il poggio di Monte-leone e ai piedi del colle San Giorgio che le fa da straordinario sfondo scenografico. l nucleo antico della villa risalirebbe a Pietro di Dante Alighieri che il 23 aprile 1353 acquistò beni a Gargagnago. Già in un disegno di Cristoforo Sorte del 1591, la residenza signorile appare costituita da un grande nucleo abitativo chiamato Palazzo che si articola in due corpi principali, l’uno formato dall’aggregato di vari ambienti, l’altro munito di porticato. Il complesso edilizio racchiude in sé un innegabile fascino, forse determinato dalla varietà e dall’originalità dei suoi edifici.
L’attuale villa domenicale è frutto del so-vrapporsi di vari edifici. All’interno sono salotti, studi, sale da pranzo, camere e camerini con ca-mini, stucchi, stemmi, mosaici, affreschi. In parti-colare sono da segnalare un salone e una sala da pranzo. Sulle pareti del primo, affrescato da un pittore attivo intorno al 1760-70, campeggia una serie di finte statue di divinità (Nettuno, Minerva, Giunone, Mercurio, Diana e Apollo) e sopra le porte, tra ricche volute, sono medaglioni a mono-cromo con profili di imperatori romani; nella se-conda alcuni decoratori veronesi attivi all’inizio dell’Ottocento, dipinsero un finto loggiato a co-lonne ioniche che si apre su paesaggi fantastici con ricche alberature, e nel soffitto voli di rondine su cielo aperto.
Villa Giona-Fagiuoli a Cengia di Negari-ne sorge sulle pendici orientali del colle di Castel-rotto. Fu costruita dai Giona, come attesta sulla facciata del palazzo un superstite stemma di que-sta famiglia. Stando ad un cippo rinvenuto nel parco, che reca la data del 1504, la si direbbe un complesso della fine del Quattrocento: le finestre monofore del primo piano del palazzo, del resto, hanno le caratteristiche forme della Rinascenza. Ma l’edificio deve aver subito una trasformazione tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, mentre l’innesto dei tre fornici d’ingresso a pila-stri bugnati e balaustre, che si discostano nello sti-le dalla elegante loggia sovrastante, che è pure a tre archi, ma retto da snelle colonne toscane, fu voluto dall’ultimo proprietario della villa, una cinquantina d’anni fa, su disegno dell’architetto Ettore Fagiuoli. Si tratta di una bella costruzione, perfetta nelle proporzioni e valorizzata da un re-stauro che ha avuto il merito di rispettarne, perfi-no nella patina grigia dell’intonaco, il primitivo aspetto esteriore.
La villa di Santa Sofia a Pedemonte fu ideata nel secolo XVI dall’architetto vicentino Andrea Palladio per conto di Marcantonio Serego. Del progetto originale non fu attuata, però, che una piccola parte.
L’edificio attuale è a due piani, raccordati entrambi da un unico ordine di colonne di stile ionico a bozze rustiche. Una ricca trabeazione co-rona il fabbricato. La villa è dotata di un parco notevole, di formazione ottocentesca.
La villa Della Torre-Cazzola a Fumane è invece singolarissima costruzione edificata pure nel secolo XVI per volontà di Guido Della Torre, la cui famiglia era succeduta ai Maffei nella pro-prietà di Fumane. Attorno al peristilio, circondato da portico con robusti pilastri bugnati, sorgono due corpi di fabbrica, che si fronteggiano lungo i lati maggiori e sono sormontati da due torrette. Condotti d’acqua con zampilli e fontane e vasche, attraversano il peristilio e il giardino, posti in lie-ve pendio e ricchi di statue, scalee, balaustre. Le sale interne, in origine decorate a fresco e più tar-di a stucchi, conservano tipici monumentali cami-ni attribuiti agli stuccatori Ridolfi e bei soffitti a volte e ad ombrello. Il tempietto della villa, in forma ottagonale, è attribuito al grande architetto veronese Michele Sanmicheli.
Anche villa Del Bene a Volargne è uno dei monumenti più preziosi del Rinascimento verone-se. Il complesso di costruzione del secolo XVI è composto di un nucleo a loggiato e di altre fabbri-che di gusto sanmicheliano. E forse a Michele Sanmicheli stesso che rispetta nella facciata ele-gantissima a portico e loggia mod
 
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