In collaborazione con il Consorzio Tutela Vini
della Valpolicella
 
Il vino della Valpolicella nella letteratura
“… Non lo splendore del paesaggio, non gli eventi della storia, non i monumenti dell'arte, non i canti dei poeti, ha servito a render nota la Valpolicella quanto il suo prodotto tipico: il vino”, scriveva Giuseppe Silvestri, giornalista e storico, suggellando la sua monumentale monografia dettata ad illustrare di questa incantevole, ferace terra.
L'uso della specificazione classico, in aggiunta alla denominazione di origine controllata “Valpolicella” è riservato al vino della zona originaria più antica, la quale, secondo il “disciplinare di produzione”, comprende soltanto i comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant'Ambrogio e San Pietro in Cariano. Qui si producono e si conservano “vini da pasto”, recioti e amaroni “più storici” di una terra feconda e beata di viti.
La vite e il vino hanno profondamente intriso la storia e la letteratura della Valpolicella, dalle ere preistoriche, attraverso l'età romana, al medioevo e quindi ad epoche a noi più vicine, partendo da quel “vino retico” la cui bontà era già nota al potente Augusto, come ci assicura Svetonio parlandoci della vita privata dell'imperatore; che è poi lo stesso vino che Marziale dice provenire dalle terre del dotto Catullo e che Plinio considera, sulla scorta di Virgilio, secondo soltanto al Falerno; la Retia, regione in cui si produceva questo vino, era compresa, indicativamente, fra Bergamo e Verona.
Di questo retico, ma nella sua versione di acinatico, cioè di recioto, Cassiodoro, ministro di Teodorico, rifornisce le mense del re, mandando suoi inviati ai possessori veronesi perché gli procurino appunto il dolce vino, ottenuto mediante tecniche particolari, rosso come la porpora o bianco come i gigli fragranti (il Recioto bianco), nobile denso: “vino puro dal colore regale e dal sapore speciale - dice Cassiodoro - cosicché tu pensi o che la porpora sia tinta dal vino stesso o che il suo limpido umore sia spremuto della porpora; ...liquido carnoso e bevanda mangiabile...”.
Ogni dubbio che si tratti di uno stretto parente dell'attuale recioto svanisce quando, sempre dalla stessa prosa latina di Cassiodoro, apprendiamo anche i metodi di lavorazione di questo passito: “L'uva scelta d'autunno nelle vigne dei pergolati domestici viene appesa capovolta e si conserva nei suoi recipienti naturali. Si appassisce, non corrompe per la vecchiaia, e trasudando gli insipidi umori si addolcisce con grande soavità. Si conserva fino al mese di dicembre, finché la stagione invernale completa l'essiccazione, e in modo mirabile in cantina si ha un vino nuovo mentre in tutte le altre si incontra un vino vecchio”
La valle del vino (dalle molte celle, ha scritto qualcuno) fece cantare ancora i poeti: Francesco Corna da Soncino, Torello Saraina, Onofrio Panvinio, Francesco Tinto, Jacopo Pigari, Adriano Valerini - tutti fra il Quattro e il Seicento - abbondano di lodi per la valle ed i suoi magnifici prodotti; e pur in tempi a noi vicini Scipione Maffei, Benedetto del Bene, Bartolomeo Lorenzi, Maurizio Gherardini, Aleardo Aleardi e Vittorio Betteloni dedicano grandi attenzioni a questi vini che sono il vero blasone della Valpolicella.
La serie dei cantori di Valpolicella annovera anche - e non poteva essere diversamente - quel buongustaio che fu il poeta vernacolo Berto Barbarani, il quale, entusiasta valorizzatore dei vini della sua Verona, così si esprime in una splendida eno-elegia diretta all'oste amico Vitale Sterzi per ricordargli l'uva e il vino della valle: “E tuto intorno a piombo de tirela / dindola al monte, pronta e sucarina / l'ua del 'Recioto' de Valpolesela / Con San Giorgio e Negrar, degna regina / e castalda del vin de quela 'Grola' / che no ghe manca gnanca la parola! / ... Qua spiuma el nobile vin de Fumane / che l'è la fabrica de l'amicissia; / liba a le origini de sto recioto / che el mussa e sfragola fora el goto!”.
In tempi moderni lo scrittore americano Ernest Hemingway, che fu in Italia durante la prima guerra mondiale, citò il Valpolicella in uno dei suoi libri, “Di là del Fiume, tra gli alberi”. Lì definisce il Valpolicella un vino “cordiale come un fratello con cui si va d’accordo”.
 
01. Vite e vino nella storia della Valpolicella
02. Il vino della valpolicella nella letteratura
03. Territorio Vinicolo
04. Viticoltura
05. Appassimento
06. Vinificazione
07. Caratteristiche dei vini della Valpolicella
08. Disciplinare di produzione
09. Produzione
10. Aziende
11. Consorzio Tutela Vini Valpolicella
12. Strada del Vino
13. Altre società e organizzazioni
14. Manifestazioni
15. Ricerca
16. Bibliografia
 
 
 
 
Re Teodorico
 
 
 
 
L’abate Lorenzi
 
 
 
 
Gerolamo Fracastoro
 
 
 
 
Ernest Hemingway e figlio in un ristorante di Boston